Archivi per la categoria ‘Storie’
Tutto è Numero – Tratto dal romanzo Pensa con la tua Testa
Capitan Marco ad Atene 1998 – 2007
Nulla è fuori della portata di chi sa contare fino a nove. Leggo una storia che parla del fiume presso il quale Socrate discuteva coi suoi allievi. Atene però faccio fatica a riconoscerla, di fiumi poi, neanche l’ombra. Eppure sento qualcosa di molto particolare in questa città, ma sembra sommerso dalla giungla di cemento, lo smog e il traffico maleducato, così maleducato che spesso copre tutto.[...] sento che questo è il posto giusto per continuare la mia crescita, c’è qualcosa che devo imparare qui!
Ora che vivo sulla terraferma, penso molto a cosa significa essere un uomo di mare. La prima cosa che mi viene in mente è la versatilità, ho dovuto imparare di tutto in questi anni e allora cos’altro potrei fare se volessi smettere di portare i turisti in barca a vela? Ho pensato molto ai marinai del passato:
Guerrieri? No, non fa certo per me. Almeno per ora, visto che nessuno sta fisicamente attaccando i miei cari.
Pescatori? Un’arte che mi affascina, base della marineria. Ma io non posso, non riesco più ad uccidere i pesci, ho già dato. Oggi sono vegetariano e preferisco trovare qualcos’altro da fare, almeno finché è possibile.
Contrabbandieri? Sinceramente l’idea in sé non mi disturba troppo, ma se poi ci penso, cosa dovrei trasportare? Rifiuti tossici? O ancor peggio, persone disperate in fuga da realtà tragiche, spesso provocate proprio dal nostro sistema? Non posso neanche pensarci!
Commercianti mediatori tra diverse culture? Sì, questo sono io. Un mediatore tra le culture: quando negli Anni Ottanta portavo un turista europeo in vacanza in posti lontani aiutandolo a capirne le regole e ad apprezzarne le usanze, i cibi, la musica, ero un mediatore, aiutavo le persone di culture diverse a comunicare.
Questa definizione mi piace, l’accetto e faccio mia: quando smetterò di navigare diventerò un mediatore! Ed eccomi qua, rappresentante esclusivo in Grecia per un colorificio olandese che produce pittura antivegetativa, quella con cui si colora la carena contro la crescita di vegetazione che rallenterebbe il cammino della barca. La mia antivegetativa è la prima al mondo a rispettare l’ambiente marino pur garantendo una carena perfettamente pulita. Questo fatto mi fa sentire ancora meglio, uso il messaggio ecologico per la pubblicità e mi piace tantissimo. Purtroppo però non piace assolutamente ai miei potenziali clienti: “L’antivegetativa per essere buona dev’essere velenosa!” – dicono, ma io non mi lascio intimidire dalle prime difficoltà, sono determinato, so di essere sulla giusta rotta, so che ce la farò. Ho attraversato tanti oceani, attraverserò anche questo oceano di ignorante indifferenza. C’è anche un altro motivo per cui mi trovo qui: ho deciso di dare ascolto a chi durante tutta la vita mi ha fatto sentire in colpa per avere la “fortuna” di navigare: “Ah tu che fai la bella vita in barca a vela in giro per gli oceani, cosa ne sai dei problemi che abbiamo noi che siamo qui a farci il culo?”. Mi son sentito dire tante volte. Io non c’ho mai fatto caso, o almeno così credevo, ma purtroppo il seme dell’insicurezza dà i suoi frutti anche nei terreni più aridi.
Leggi il resto di questo articolo »
Il Segreto dei Grandi
Al giorno d’oggi non ci sono dubbi, se vogliamo imparare la musica, per esempio, possiamo trovare la scuola che fa per noi e apprendere come suonare i diversi stili, basterà iscriversi alla scuola giusta, ammesso di poterselo permettere economicamente e di aver voglia di studiare. Il risultato è che ci sono sempre più musicisti di buon livello tecnico e la loro età media è sempre più bassa, questo grazie specialmente ai programmi delle diverse scuole che sono stati, senza dubbio, preparati scrupolosamente. Ma perchè allora, tra i tanti musicisti tecnicamente ben preparati, sono sempre pochi, forse pochissimi i veri artisti, quelli che hanno qualcosa da dire con la loro musica e che hanno un linguaggio proprio? Credo che ci siano diverse cause, non ultima quella che molti insegnanti di musica fanno quel mestiere per ripiego e non per passione, questo non aiuta certo lo studente a capire i segreti dell’artista. Ho già detto però che credo nei programmi di studio dei conservatori, dobbiamo imparare a controllare lo strumento, conoscerne le possibilità espressive basiche come gli effetti speciali. Dobbiamo anche conoscere le regole della musica, suoni, ritmi, scale e accordi di ogni tipo per il semplice motivo che vogliamo andare oltre quelle stesse regole e non c’è alcun dubbio che il modo migliore per farlo sia quello di conoscerle molto bene.
Per quanto mi riguarda credevo di non aver bisogno di un maestro per imparare le regole, le trovi ovunque, basta ascoltare attentamente i dischi e se vogliamo dei libri sull’argomento, ci sono anche troppe pubblicazioni in giro, ma poi ho capito che un buon maestro può aiutarci proprio nella scelta del materiale da seguire a fronte di una marea di pubblicazioni che potrebbero confondere le idee di uno studente scrupoloso. Fatto sta che a quarantaquattro anni sono tornato a scuola dove, oltre ai programmi di studio, mi sono stati insegnati tanti preziosi piccoli segreti. Il lavoro comunque lo dobbiamo pur sempre fare da soli con lo strumento e suonando con i nostri compagni di avventura. Ma cos’altro ci vuole? Qual’è il segreto dei Grandi? Chi mi conosce sa già dove voglio arrivare! Innanzitutto specifichiamo chi sono i Grandi di cui parlo: beh direi quei musicisti che anche dopo il successo hanno continuato a crescere e a stupirci.
Per essere come loro credo che ci voglia un buon rapporto con se stessi, che si debba essere in grado di chiedersi: Sto facendo del mio meglio? Mi esercito abbastanza? e come lo faccio? studio tutti i giorni? E quante ore passo a studiare veramente, quante invece a dire a me stesso che sto studiando mentre, con lo strumento in mano guardo la bacheca di facebook, per esempio? E poi quando suono, cerco di ascoltare me ei miei compagni e di usare il mio orecchio, o faccio tutto razionalmente? La mia è musica o solo regole messe insieme? – Qui sotto ho scaricato due interviste che secondo me possono tornare molto utili a chi vuole imparare e non smettere mai di crescere e a chi vuole avere un suo linguaggio con cui esprimere la propria anima invece di imitare gli altri per quanto bravi questi ultimi possano essere.
Sonny Rollins dice: – Credo nello spirito della musica e credo nel migliorarsi, nell’impegnarsi ad essere una “brava persona”, e così sono ancora qui a studiare tutti i giorni, cercando di raggiungere quello che è ancora il mio sogno di come vorrei suonare. Forse è questo che si sente nella mia musica! – Ecco un grande musicista, un Gigante direi che ci stupisce per la sua umiltà e dedizione a migliorarsi. Ed eccone subito un altro: Pietro Tonolo dice di essere passato dal violino al sax perchè quest’ultimo lo sentiva di più, ammette di studiare tutti i giorni, anzi che forse il mestiere del musicista consiste proprio nello studiare, ma nello studiare con passione e coinvolgimento. Questo è un altro grande segreto! E infatti Pietro Tonolo è un musicista completo che può suonare di tutto e imitare ogni stile alla perfezione, ma che quando improvvisa, lo fa sempre usando un suo linguaggio che forse è proprio il risultato del suo impegno ad essere una “brava persona” che si dedica con passione ed onestà allo studio nonostante sia già famoso ed abbia milioni di ammiratori e ammiratrici in tutto il mondo.
Allora forse più che nell’imitare lo stile musicale dei grandi, pur essendo questo sempre un buonissimo esercizio, il segreto sta nell’imitare il loro approccio alla musica e anche alla vita a livello più generale, cercare di essere delle “brave persone” come di essere Presenti, con la P maiuscola, alle nostre stesse sessioni di studio.
Vi lascio alle interviste che ho preso in prestito da UmbriaJazz e che riguardo spesso quando sento il bisogno del consiglio di un maestro. La prima è in inglese, ma la seconda è in italiano e il terzo video è un bellissimo brano da un concerto di Pietro Tonolo con Sandro Gibellini.
Cesar Carrion Artista in Costante Evoluzione
Fine Gennaio 2004 avevo fatto un Natale lungo in Italia a casa con i miei, mi ero fermato un po’ troppo, ma poi finalmente partii per Ancona e mi imbarcai sul traghetto per Patrasso. Un viaggio che già conoscevo bene e che continuo a fare più volte l’anno come molti degli italiani ed europei che vivono in Grecia.
Brutto tempo quella sera, ventaccio da nordest sull’Adriatico e in più la partita di calcio, non so bene di quale campionato, comunque un evento internazionale molto importante. Il mio passato in mare mi impedisce di dormire in tali condizioni, lo so che gli addetti ai lavori conoscono il loro mestiere, con quel vento attraversano subito l’Adriatico per andarsi a ridossare sotto le coste della Dalmazia e poi scendono fino a Corfù in mare calmo con il vento che viene da terra. Buonissima strategia di navigazione, ma la partita di calcio, dove la mettiamo?
Insomma quella sera non mi fidavo e passai la notte in coperta a controllare l’ufficiale di guardia. Lui nella bella cabina di pilotaggio al calduccio e io fuori, con la mia giacca impermeabile, guanti e cappello, sotto la pioggia e il vento forte di fine Gennaio. Lo osservavo, sembravo un maniaco. Non volevo che mollasse tutto per andare a vedere la partita. Era successo proprio qualche mese prima, un traghetto si era schiantato su uno scoglio per colpa dei mondiali di calcio.
Comunque quell’ufficiale non si era mosso, aveva fatto bene il suo mestiere, e verso mattina quando già navigavamo in acque calme a ridosso dell’Albania, capii che ero stressato, stavo attraversando un periodaccio, finalmente andai a dormire.
Al mio risveglio guardai fuori, l’ho già detto, conosco quel percorso a memoria, si è già capito, ho una grande considerazione della mia esperienza di navigatore, già lo so, sono un po’ ridicolo, ma in mare non mi fido di nessuno, guardai fuori e capii subito dove eravamo. Stavamo entrando nel canale tra Levkas e Itaka, ormai in Grecia, mancava solo l’ultimo tratto tra le belle isole ioniche e poi la baia di Patrasso. Passeggiai per i saloni della nave, il self-service, il bar fumoso, il casinò.
La gente si svegliava dopo la notte di mare mosso, molti camionisti abituati al viaggio, qualche rappresentante, pochi turisti greci che rientravano da una lunga vacanza, tutti parlavano ad alta voce e fumavano come dei turchi. Passai da un corridoio dove c’era attaccata al muro una carta dell’Adriatico e dello Ionio, una coppia di giovani la stava guardando attentamente.
Carini neanche ventenni, lei piccola piccola e dalla pelle molto scura, ma con i capelli lisci, chiaramente di origine indiana, lui invece europeo, un giovane spagnolo alto e dinoccolato con un bel sorriso intelligente. Passando mi accorsi che la ragazza indicava la carta nautica, aveva il dito proprio su Itaca e disse al suo amico: – Siamo qui! -
Mi fermai e dissi: – Brava è giusto, siamo davanti a Itaca, l’isola di Ulisse. -
Lei mi sorrise, ma di Ulisse non aveva mai sentito parlare, lui invece fece un’esclamazione di giubilo e si presentò: – Piacere io sono Cesar e lei è Charù – mi fece in tono molto simpatico e con quel bel sorriso. Sembravano molto stanchi, un po’ sporchi, dovevano aver dormito per terra da qualche parte sulla nave, mi presentai anch’io:
- Piacere Mario o Ciccio come volete. Posso offrirvi un caffè o una pasta? -
Ancora il sorriso intelligente di Cesar rispose senza parole, ci sedemmo ad un tavolino e finimmo per ordinare una colazione abbondante per tre.
- Dove andate? Siete in vacanza? – Chiesi curioso perchè in quella stagione non è normale incontrare turisti, forse erano anche loro residenti in Grecia?
Ricordo che era l’inizio del 2004, eravamo tutti in guerra per il petrolio, non l’America o l’Inghilterra, tutti, facciamo parte della stessa macchina da guerra anche noi, abbiamo solo un ruolo diverso, quello dei buoni, ma è inutile dar sempre la colpa agli altri, siamo coinvolti come loro. Comunque la risposta di Cesar mi lasciò di stucco: – Andiamo a fare una camminata, da Patrasso ad Atene a piedi come gli antichi. -
La ragazza sorrise tutta contenta: – Basta con questo petrolio. A piedi ! -
Restai a bocca aperta, quei due giovani diciottenni davano una lezione al mondo e non facevano neanche pubblicità all’impresa. – E per dormire, andrete in albergo? – Chiesi curioso, ma Cesar rispose subito: – No, abbiamo la tenda e i sacchi a pelo, dormiremo in spiaggia. -
Guardai fuori, si vedeva già la costa vicino a Patrasso, tutto era coperto di neve, poi guardai la giovane coppia e pensai che dovevano essere ben attrezzati con i sacchi a pelo da montagna e cose del genere perchè faceva tanto freddo per dormire in spiaggia. Pagai la colazione e diedi il mio numero di telefono a Cesar: - Se avete bisogno di qualcosa chiamatemi e quando arrivate ad Atene, se volete, venite a farvi una doccia a casa mia. Bravi mi piace molto l’idea della camminata da Patrasso ad Atene. E’ stato un grande piacere conoscervi, ciao. -
Mi alzai per andare a preparare la mia roba e raggiungere il garage della nave dove si trovava la mia macchina. I due mi ringraziarono per la colazione e poi mi abbracciarono come se fossimo già veri amici, ed era proprio così, quei due giovani che potevano essere i miei figli e che non avevo mai visto prima, erano molto più vicini a me di tanta gente della mia età che conoscevo da anni. Lungo la strada per raggiungere Atene pensai più volte a loro, tutto era ghiacciato o coperto di neve: – Dormire in spiaggia con questo gelo, mah! -
Quei due dovevano essere ben equipaggiati con delle moderne attrezzature da montagna, poi mi distrassi pensando a tutto quello che avevo da fare ad Atene. Arrivai a casa e ripresi la mia vita metropolitana, solo di nome perchè di fatto io vivo come se fossi in un paesino, limoni e aranci nel piccolo giardino, le mie piante medicinali in terrazza, dall’aloe vera ai peperoncini piccanti e il resto viene da dentro, potrei essere ovunque. Bè ovunque ci sia una connessione con la rete, perchè devo pur sempre lavorare.
Passarono quaranta giorni, poi una sera chiamarono Cesar e Charù, erano arrivati, mi aspettavano seduti vicino all’Acropoli. Corsi a prenderli, li portai a casa, avevano camminato per quaranta giorni, dormito in spiaggia abbracciati nello stesso sacco a pelo con il ghiaccio nei capelli, lo vidi era un sacco a pelo estivo, una presa in giro, niente attrezzatura costosa. Avevano conosciuto la Grecia che pochi turisti conoscono. La gente del luogo, vedendoli passare a piedi, li aveva invitati a casa, offerto loro da mangiare e regalato dolci e frutta.
Ora non racconterò tutta la loro storia perchè sarebbe troppo lunga, comunque Charù aveva 20 anni, era nata a Calcutta e poi trapiantata in Europa attraverso dolori e vicissitudini. Cesar invece, più giovane di un anno, era nato a Madrid e studiava pittura all’accademia delle belle arti. Si fermarono a casa mia per un paio di mesi. Mi aiutarono a fare la manutenzione di una bella barca che avevo in gestione, impararono molto del mestiere del marinaio. Mi colpì quella sete di apprendere che entrambi avevano, e certo, imparavano perchè lo volevano.
Un giorno andammo a vedere un concerto di chitarra spagnola in un conservatorio nel centro di Atene.
Vivere con Cesar e Charù mi ispirò così tanto che finii per iscrivermi a quello stesso conservatorio che frequentai poi per cinque anni a tempo pieno, nuovamente partecipe della capitale in cui vivo.
Ho raccontato questa storia perchè oggi vorrei presentarvi Cesar un artista in costante evoluzione, uno che ci crede
Clicca qui per vedere le sue opere Mario Caramel
It Don’t Mean a Thing if…
It Don’t Mean a Thing if it Ain’t Got That Swing
Non Significa Nulla se Non c’è Quello Swing
“Nel gergo musicale “avere swing” o “swingare” significa essere musicalmente espressivi e comunicativi: in questo senso lo swing può essere la caratteristica di un brano, di una formazione o di un singolo artista. L’opposto (non avere swing) è considerato un grandissimo difetto.” -Wikipedia Jazz Portal
Possiamo applicare la stessa regola anche nella vita? In quale modo?
Condividi la tua opinione nello spazio commenti qui sotto!
Easy Rider – On Freedom
- Sai, questo una volta era un gran bel Paese, non capisco cosa gli stia succedendo! -
- Sono diventati tutti dei fifoni, ecco cosa sta succedento! Man, non possiamo neanche entrare in un hotel, anzi un motel di seconda categoria. Solo perchè il nostro aspetto è diverso, pensano subito che gli vogliamo tagliare la gola o qualcosa del genere. Hanno paura man! -
- Non hanno paura di te, hanno paura di quello che rappresenti -
- Hey, l’unica cosa che rappresento per loro è che non mi sono tagliato i capelli! -
- O no, quello che rappresenti è la libertà! -
- E cosa c’è di male nella libertà? Non è il Paese della Libertà? -ndt
- Si è vero, ma parlare della libertà ed essere libero sono due cose diverse, voglio dire, è molto difficile essere libero quando sei culo e camicia con il mercato! – Ma non dire loro che non sono liberi perchè faranno di tutto per dimostrarti che lo sono! Oh sì, parlano e parlano e parlano della libertà dell’individuo, ma se vedono un libero individuo si spaventano! -
- Io non voglio spaventare nessuno! -
- La paura li rende pericolosi! -
Rientro Natalizio Dicembre 2009
Le cinque del mattino, la città dorme, le strade sono deserte. Solo noi, tre uomini rimasti ragazzi, camminiamo sotto i portici come quando, poco più che adolescenti, tornavamo dai concerti. A quest’ora ci sembra di possedere la città, non ci sono le automobili che invece la fanno da padrone nelle ore diurne. Perdo anche la cognizione del tempo, potremmo essere nel 1600, o prima. Guardo la Specola. Galileo la raggiungeva a remi nella vecchia città fluviale. Ma poi … eccoli! Una macchina della polizia ci supera rombando, frena, si ferma e fa retromarcia verso di noi. Ci guardano, seri in volto, scrutano attentamente, minacciosi, poi capiscono che siamo italiani, accelerano e se ne vanno.
Ora ricordo! Ritrovo la nostra epoca e i miei quasi cinquant’anni. Quando eravamo ragazzi le cose andavano diversamente. A quei tempi si sarebbero fermati, ci avrebbero controllato i documenti e frugato le tasche in cerca di qualche scusa per rovinarci la passeggiata. Oggi quel tipo di trattamento è riservato agli immigrati che non hanno difese, e sì, perchè noi invece potremmo essere delle persone importanti o protetti da tali persone, meglio lasciarci in pace.
A quanto pare, grazie all’arrivo degli stranieri, noi siamo divenuti veri cittadini con dei diritti, protetti dalla polizia che veglia per la nostra sicurezza. Bella sensazione!
Ci siamo incontrati ieri sera in piazza, dopo almeno vent’anni, forse più. Abbiamo cenato risi e bisi alla vecchia latteria del centro e poi passato una notte di musica, racconti e risate a casa della nostra vecchia amica Paola. Se ci penso, mi sembra impossibile. Solo trentasei ore fa ero in mezzo al mare, sotto la pioggia, in viaggio attraverso gli oceani, in altri continenti. Quando torni a casa, ti sembra di non essere mai partito.
Continuiamo a camminare verso il nostro quartiere, quello dove siamo cresciuti.
Vediamo una luce poco più avanti sotto il portico. Il crafettaro lavora ancora come quando eravamo ragazzi! Comincia alle quattro tutte le mattine, prepara i bomboloni per i bar della città che sta per svegliarsi. Ci avviciniamo alla bottega. La porta è aperta, la saracinesca abbassata, lui è dentro che impasta, poi smette, apre il forno, estrae un vassoio e si avvicina per mostrarcene il contenuto. Compriamo sei bomboloni caldi. -Ma come è possibile che non sia invecchiato proprio per niente? Sono passati più di vent’anni! – Chiedo ai miei due amici che vivono qui da sempre.
- E’ il figlio. Hai visto, è identico a suo padre e parla anche nello stesso modo! – Franco mi risponde con la bocca piena, mentre si sbrana uno di quei manicaretti. Ha il naso imbiancato dallo zucchero a velo e due rivoli di crema che fuoriescono dai lati della bocca, ma non importa, a quest’ora del mattino sotto i portici della nostra città, il bombolone del crafettaro è l’ultimo piacere prima di andare a dormire e lo puoi mangiare come vuoi, a quest’ora non ci si scandalizza più! Le ultime risate e poi gli abbracci di commiato, ognuno per la sua strada verso casa.
Rimasto solo, passeggio lentamente ascoltando i passeri che cantano al loro risveglio. Le prime luci dell’alba però, mi infastidiscono, mi danno una sensazione di cerchio agli occhi, preferisco il buio. Mi affretto, voglio andare a letto prima che sia giorno.
Davanti al portone di casa estraggo da una tasca il mazzo di chiavi che mia mamma mi ha consegnato al mio arrivo. Troppe! Devo provarle tutte prima di trovare quella giusta, poi mi accorgo che è la verde, lei me l’aveva anche spiegato, ma io pensavo ai fatti miei mentre mi parlava. Apro cautamente per non far rumore, entro e richiudo dietro di me. Salgo le scale al buio come quando vivevo qui, conosco a memoria il percorso fino alla mia camera, non ho bisogno di vedere, anche se sono passati tanti anni. Queste scale le ho salite a tutte le ore e in tutte le condizioni psicofisiche immaginabili, a parte ubriaco che non è mai stata la mia passione. Quando arrivo su, vedo che mia mamma ha la luce accesa. – E’ già sveglia? O forse non l’ha mai spenta aspettando il mio rientro? – Faccio finta di niente: – Sono un adulto, ho girato mezzo mondo, posso tornare all’ora che mi piace! - penso mentre continuo al buio fino in camera. Entro e chiudo la porta dietro le mie spalle. Mi butto a letto senza spogliarmi. Penso per un attimo a dove mi trovo: finalmente a casa, che bello! Mi rilasso ascoltando i passeri cantare, o forse chiacchierare, chissà cosa si raccontano. Sono contento di essere qui, ma ho una sensazione di nausea per la crema dei bomboloni appena divorati. Mi addormento. Sogno il mare, il vento e le onde che mi spingono verso la meta, la gioia dell’arrivo a terra, ma poi … ancora la polizia. Scendono dalla gazzella, vengono verso di me, hanno qualcosa in mano, qualcosa di minaccioso, mi allontano, mi seguono. Uno ha una grossa siringa, vuole farmi un prelievo, vuole sapere cosa ho fatto, cosa ho ingerito negli ultimi tre mesi. L’altro invece ha una siringa più piccola infilata in una bottiglietta, vuole farmi il vaccino per l’influenza. Aumento il passo, mi allontano ancora di più, scappo correndo, loro mi seguono, con quegli aghi, vogliono il mio sangue, ma non dovevano proteggermi?
Continuo a scappare fino a che: – Dindon! Dindon, dindon! – Il campanello mi sveglia – Chi è adesso che rompe di domenica mattina? – barcollando vado alla finestra per guardare fuori dalle fessure della persiana. La poca luce grigia mi abbaglia come se fosse il sole dell’ Africa – Ma chi è? Sono gli zii che come ogni domenica, arrivano puntuali a mezzogiorno per il pranzo di famiglia, non potevano arrivare un po’ più tardi? – La testa mi gira in un vortice, ho la nausea. Corro in bagno mentre non so più quanti anni ho. Sono io quell’adolescente scapestrato che si svegliava in questa casa con i postumi di qualche pericoloso stravizio molto potente. Tutto il mio passato di ribelle intossicato mi ripiomba addosso accompagnato da un senso di colpa verso la mia famiglia che mi ha visto soffrire. L’autolesionismo ha spesso un movente logico per l’autore, ma incomprensibile ai più. E’ quasi impossibile farsi del male senza ferire anche altri, ne risulta un massacro di massa, ma io questo l’ho capito già tanto tempo fa e infatti, quando sono andato a letto, ero quasi lucido, solo un po’ stanco per non aver dormito. Mi guardo allo specchio, non c’è speranza, sembro un tossico anche se mi sono comportato bene. Quando sei bollato, sei bollato, non ti salvi più! Mi lavo la faccia e i denti, mi guardo di nuovo, niente da fare, l’aspetto è anche peggiorato e adesso devo uscire da questo bagno e andare a salutare gli zii!
Apro la porta, esco nel corridoio, sento la voce…
Mario Caramel – Foto Stefano Fogato http://www.myspace.com/stefanofogato
Pensa con la tua Testa
ISBN: 9788896096468
Autore: Mario Caramel
Collana: Narrativa
Pagine: 125
L’Autore, lungi dal voler porre su un piedistallo la figura del protagonista, lo eleva a uomo nuovo, nuovo nel suo stesso essere antico e sempre coerente, capace di farsi guidare dall’istinto e dalla conoscenza, al di fuori dei meri canoni sociali imposti, e al di fuori della mera fiction letteraria …
Alessandra D.G. Nov 2009
Il testo è scorrevole e accattivante. I personaggi sono ben caratterizzati; i dialoghi risultano interessanti spingendo il lettore ad una riflessione sul sè e su ciò che lo circonda. Mai retorico, l’autore è a tratti spietato ma al contempo poetico. Un avventura in bilico sul mondo…
Ivana R. Dic 2009

