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Il Segreto dei Grandi
Al giorno d’oggi non ci sono dubbi, se vogliamo imparare la musica, per esempio, possiamo trovare la scuola che fa per noi e apprendere come suonare i diversi stili, basterà iscriversi alla scuola giusta, ammesso di poterselo permettere economicamente e di aver voglia di studiare. Il risultato è che ci sono sempre più musicisti di buon livello tecnico e la loro età media è sempre più bassa, questo grazie specialmente ai programmi delle diverse scuole che sono stati, senza dubbio, preparati scrupolosamente. Ma perchè allora, tra i tanti musicisti tecnicamente ben preparati, sono sempre pochi, forse pochissimi i veri artisti, quelli che hanno qualcosa da dire con la loro musica e che hanno un linguaggio proprio? Credo che ci siano diverse cause, non ultima quella che molti insegnanti di musica fanno quel mestiere per ripiego e non per passione, questo non aiuta certo lo studente a capire i segreti dell’artista. Ho già detto però che credo nei programmi di studio dei conservatori, dobbiamo imparare a controllare lo strumento, conoscerne le possibilità espressive basiche come gli effetti speciali. Dobbiamo anche conoscere le regole della musica, suoni, ritmi, scale e accordi di ogni tipo per il semplice motivo che vogliamo andare oltre quelle stesse regole e non c’è alcun dubbio che il modo migliore per farlo sia quello di conoscerle molto bene.
Per quanto mi riguarda credevo di non aver bisogno di un maestro per imparare le regole, le trovi ovunque, basta ascoltare attentamente i dischi e se vogliamo dei libri sull’argomento, ci sono anche troppe pubblicazioni in giro, ma poi ho capito che un buon maestro può aiutarci proprio nella scelta del materiale da seguire a fronte di una marea di pubblicazioni che potrebbero confondere le idee di uno studente scrupoloso. Fatto sta che a quarantaquattro anni sono tornato a scuola dove, oltre ai programmi di studio, mi sono stati insegnati tanti preziosi piccoli segreti. Il lavoro comunque lo dobbiamo pur sempre fare da soli con lo strumento e suonando con i nostri compagni di avventura. Ma cos’altro ci vuole? Qual’è il segreto dei Grandi? Chi mi conosce sa già dove voglio arrivare! Innanzitutto specifichiamo chi sono i Grandi di cui parlo: beh direi quei musicisti che anche dopo il successo hanno continuato a crescere e a stupirci.
Per essere come loro credo che ci voglia un buon rapporto con se stessi, che si debba essere in grado di chiedersi: Sto facendo del mio meglio? Mi esercito abbastanza? e come lo faccio? studio tutti i giorni? E quante ore passo a studiare veramente, quante invece a dire a me stesso che sto studiando mentre, con lo strumento in mano guardo la bacheca di facebook, per esempio? E poi quando suono, cerco di ascoltare me ei miei compagni e di usare il mio orecchio, o faccio tutto razionalmente? La mia è musica o solo regole messe insieme? – Qui sotto ho scaricato due interviste che secondo me possono tornare molto utili a chi vuole imparare e non smettere mai di crescere e a chi vuole avere un suo linguaggio con cui esprimere la propria anima invece di imitare gli altri per quanto bravi questi ultimi possano essere.
Sonny Rollins dice: – Credo nello spirito della musica e credo nel migliorarsi, nell’impegnarsi ad essere una “brava persona”, e così sono ancora qui a studiare tutti i giorni, cercando di raggiungere quello che è ancora il mio sogno di come vorrei suonare. Forse è questo che si sente nella mia musica! – Ecco un grande musicista, un Gigante direi che ci stupisce per la sua umiltà e dedizione a migliorarsi. Ed eccone subito un altro: Pietro Tonolo dice di essere passato dal violino al sax perchè quest’ultimo lo sentiva di più, ammette di studiare tutti i giorni, anzi che forse il mestiere del musicista consiste proprio nello studiare, ma nello studiare con passione e coinvolgimento. Questo è un altro grande segreto! E infatti Pietro Tonolo è un musicista completo che può suonare di tutto e imitare ogni stile alla perfezione, ma che quando improvvisa, lo fa sempre usando un suo linguaggio che forse è proprio il risultato del suo impegno ad essere una “brava persona” che si dedica con passione ed onestà allo studio nonostante sia già famoso ed abbia milioni di ammiratori e ammiratrici in tutto il mondo.
Allora forse più che nell’imitare lo stile musicale dei grandi, pur essendo questo sempre un buonissimo esercizio, il segreto sta nell’imitare il loro approccio alla musica e anche alla vita a livello più generale, cercare di essere delle “brave persone” come di essere Presenti, con la P maiuscola, alle nostre stesse sessioni di studio.
Vi lascio alle interviste che ho preso in prestito da UmbriaJazz e che riguardo spesso quando sento il bisogno del consiglio di un maestro. La prima è in inglese, ma la seconda è in italiano e il terzo video è un bellissimo brano da un concerto di Pietro Tonolo con Sandro Gibellini.
Cesar Carrion Artista in Costante Evoluzione
Fine Gennaio 2004 avevo fatto un Natale lungo in Italia a casa con i miei, mi ero fermato un po’ troppo, ma poi finalmente partii per Ancona e mi imbarcai sul traghetto per Patrasso. Un viaggio che già conoscevo bene e che continuo a fare più volte l’anno come molti degli italiani ed europei che vivono in Grecia.
Brutto tempo quella sera, ventaccio da nordest sull’Adriatico e in più la partita di calcio, non so bene di quale campionato, comunque un evento internazionale molto importante. Il mio passato in mare mi impedisce di dormire in tali condizioni, lo so che gli addetti ai lavori conoscono il loro mestiere, con quel vento attraversano subito l’Adriatico per andarsi a ridossare sotto le coste della Dalmazia e poi scendono fino a Corfù in mare calmo con il vento che viene da terra. Buonissima strategia di navigazione, ma la partita di calcio, dove la mettiamo?
Insomma quella sera non mi fidavo e passai la notte in coperta a controllare l’ufficiale di guardia. Lui nella bella cabina di pilotaggio al calduccio e io fuori, con la mia giacca impermeabile, guanti e cappello, sotto la pioggia e il vento forte di fine Gennaio. Lo osservavo, sembravo un maniaco. Non volevo che mollasse tutto per andare a vedere la partita. Era successo proprio qualche mese prima, un traghetto si era schiantato su uno scoglio per colpa dei mondiali di calcio.
Comunque quell’ufficiale non si era mosso, aveva fatto bene il suo mestiere, e verso mattina quando già navigavamo in acque calme a ridosso dell’Albania, capii che ero stressato, stavo attraversando un periodaccio, finalmente andai a dormire.
Al mio risveglio guardai fuori, l’ho già detto, conosco quel percorso a memoria, si è già capito, ho una grande considerazione della mia esperienza di navigatore, già lo so, sono un po’ ridicolo, ma in mare non mi fido di nessuno, guardai fuori e capii subito dove eravamo. Stavamo entrando nel canale tra Levkas e Itaka, ormai in Grecia, mancava solo l’ultimo tratto tra le belle isole ioniche e poi la baia di Patrasso. Passeggiai per i saloni della nave, il self-service, il bar fumoso, il casinò.
La gente si svegliava dopo la notte di mare mosso, molti camionisti abituati al viaggio, qualche rappresentante, pochi turisti greci che rientravano da una lunga vacanza, tutti parlavano ad alta voce e fumavano come dei turchi. Passai da un corridoio dove c’era attaccata al muro una carta dell’Adriatico e dello Ionio, una coppia di giovani la stava guardando attentamente.
Carini neanche ventenni, lei piccola piccola e dalla pelle molto scura, ma con i capelli lisci, chiaramente di origine indiana, lui invece europeo, un giovane spagnolo alto e dinoccolato con un bel sorriso intelligente. Passando mi accorsi che la ragazza indicava la carta nautica, aveva il dito proprio su Itaca e disse al suo amico: – Siamo qui! -
Mi fermai e dissi: – Brava è giusto, siamo davanti a Itaca, l’isola di Ulisse. -
Lei mi sorrise, ma di Ulisse non aveva mai sentito parlare, lui invece fece un’esclamazione di giubilo e si presentò: – Piacere io sono Cesar e lei è Charù – mi fece in tono molto simpatico e con quel bel sorriso. Sembravano molto stanchi, un po’ sporchi, dovevano aver dormito per terra da qualche parte sulla nave, mi presentai anch’io:
- Piacere Mario o Ciccio come volete. Posso offrirvi un caffè o una pasta? -
Ancora il sorriso intelligente di Cesar rispose senza parole, ci sedemmo ad un tavolino e finimmo per ordinare una colazione abbondante per tre.
- Dove andate? Siete in vacanza? – Chiesi curioso perchè in quella stagione non è normale incontrare turisti, forse erano anche loro residenti in Grecia?
Ricordo che era l’inizio del 2004, eravamo tutti in guerra per il petrolio, non l’America o l’Inghilterra, tutti, facciamo parte della stessa macchina da guerra anche noi, abbiamo solo un ruolo diverso, quello dei buoni, ma è inutile dar sempre la colpa agli altri, siamo coinvolti come loro. Comunque la risposta di Cesar mi lasciò di stucco: – Andiamo a fare una camminata, da Patrasso ad Atene a piedi come gli antichi. -
La ragazza sorrise tutta contenta: – Basta con questo petrolio. A piedi ! -
Restai a bocca aperta, quei due giovani diciottenni davano una lezione al mondo e non facevano neanche pubblicità all’impresa. – E per dormire, andrete in albergo? – Chiesi curioso, ma Cesar rispose subito: – No, abbiamo la tenda e i sacchi a pelo, dormiremo in spiaggia. -
Guardai fuori, si vedeva già la costa vicino a Patrasso, tutto era coperto di neve, poi guardai la giovane coppia e pensai che dovevano essere ben attrezzati con i sacchi a pelo da montagna e cose del genere perchè faceva tanto freddo per dormire in spiaggia. Pagai la colazione e diedi il mio numero di telefono a Cesar: - Se avete bisogno di qualcosa chiamatemi e quando arrivate ad Atene, se volete, venite a farvi una doccia a casa mia. Bravi mi piace molto l’idea della camminata da Patrasso ad Atene. E’ stato un grande piacere conoscervi, ciao. -
Mi alzai per andare a preparare la mia roba e raggiungere il garage della nave dove si trovava la mia macchina. I due mi ringraziarono per la colazione e poi mi abbracciarono come se fossimo già veri amici, ed era proprio così, quei due giovani che potevano essere i miei figli e che non avevo mai visto prima, erano molto più vicini a me di tanta gente della mia età che conoscevo da anni. Lungo la strada per raggiungere Atene pensai più volte a loro, tutto era ghiacciato o coperto di neve: – Dormire in spiaggia con questo gelo, mah! -
Quei due dovevano essere ben equipaggiati con delle moderne attrezzature da montagna, poi mi distrassi pensando a tutto quello che avevo da fare ad Atene. Arrivai a casa e ripresi la mia vita metropolitana, solo di nome perchè di fatto io vivo come se fossi in un paesino, limoni e aranci nel piccolo giardino, le mie piante medicinali in terrazza, dall’aloe vera ai peperoncini piccanti e il resto viene da dentro, potrei essere ovunque. Bè ovunque ci sia una connessione con la rete, perchè devo pur sempre lavorare.
Passarono quaranta giorni, poi una sera chiamarono Cesar e Charù, erano arrivati, mi aspettavano seduti vicino all’Acropoli. Corsi a prenderli, li portai a casa, avevano camminato per quaranta giorni, dormito in spiaggia abbracciati nello stesso sacco a pelo con il ghiaccio nei capelli, lo vidi era un sacco a pelo estivo, una presa in giro, niente attrezzatura costosa. Avevano conosciuto la Grecia che pochi turisti conoscono. La gente del luogo, vedendoli passare a piedi, li aveva invitati a casa, offerto loro da mangiare e regalato dolci e frutta.
Ora non racconterò tutta la loro storia perchè sarebbe troppo lunga, comunque Charù aveva 20 anni, era nata a Calcutta e poi trapiantata in Europa attraverso dolori e vicissitudini. Cesar invece, più giovane di un anno, era nato a Madrid e studiava pittura all’accademia delle belle arti. Si fermarono a casa mia per un paio di mesi. Mi aiutarono a fare la manutenzione di una bella barca che avevo in gestione, impararono molto del mestiere del marinaio. Mi colpì quella sete di apprendere che entrambi avevano, e certo, imparavano perchè lo volevano.
Un giorno andammo a vedere un concerto di chitarra spagnola in un conservatorio nel centro di Atene.
Vivere con Cesar e Charù mi ispirò così tanto che finii per iscrivermi a quello stesso conservatorio che frequentai poi per cinque anni a tempo pieno, nuovamente partecipe della capitale in cui vivo.
Ho raccontato questa storia perchè oggi vorrei presentarvi Cesar un artista in costante evoluzione, uno che ci crede
Clicca qui per vedere le sue opere Mario Caramel
It Don’t Mean a Thing if…
It Don’t Mean a Thing if it Ain’t Got That Swing
